...da "La Specie Unigenita" |
Questo è il peccato: continuare a guardare
il dito che indica la luna, invece della luna.
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...Il Cristianesimo non è una religione rivelata. Nulla, in ogni caso, a che vedere con l'Ebraismo e l'Islamismo. Mosé ci rivela i disegni di Javè, Maometto ci rivela i disegni di Allah, ma Gesù ci rivela Dio: direttamente. Mosé non è Javè e Maometto non è Allah; sono dei "tramiti" mentre Gesù "è" il Padre. Il vero tramite nel cristianesimo semmai è "l'uomo Gesù", il fatto cioè che il Padre diviene visibile, prende un corpo, s'incarna. Il miracolo è che l'infinito, l'eterno, diventa visibile, ascoltabile, tangibile nell'uomo Gesù. Il Vecchio Testamento rivela Gesù ma Questi rivela solo se stesso.
- Mostraci il Padre! - chiede Filippo.
- È tanto tempo che stai con me e mi chiedi ancora di mostrarti il Padre. In verità ti dico chi vede me vede il Padre.
Mosé e Maometto vogliono formare un popolo, e lo fanno creandogli una religione, un insieme di regole che li unisca, mentre Gesù vuole formare un nuovo mondo, abitato da nuova gente. Le regole, le hanno create i diversi Concili per formare, invece, un popolo cristiano, uno stato internazionale, interrazziale, interculturale, ma strutturato come qualsiasi altro, con le sue gerarchie, le sue tasse, le sue leggi, regole, tribunali e così via. Il tutto su un piano morale, spesso più capzioso e rigido e, per questo, addirittura con meno problemi di gestione di uno strutturato soltanto politicamente; in "libero arbitrio" senza polizia…le pene verranno poi…tutte insieme, all'ultimo.
- Ama Dio con tutte le tue forze ed il prossimo tuo come te stesso. - Questa è l'unica legge, la sola regola contenuta nei Vangeli. Cos'è, allora, il resto? Forse in base alla quantità d'amore che si prova, Gesù aveva in mente un presidente, vari ministri e tanti sottosegretari?
- Il mio Regno non è di questo mondo. -Ripete qua e là attraverso la Palestina. Chi nasce di nuovo lo sa bene!
Nietzsche sostiene che il cristianesimo ha un solo seguace: Cristo. Probabilmente intendeva solo essere iperpolemico nei confronti di una religione che a forza di mostrare l'immagine di un uomo sanguinante inchiodato su un legno sanguinante, non può certo costituire un inno alla gioia di vivere. Eppure, è sotto gli occhi di tutti che i Vangeli non terminano con la crocifissione dell'imputato ma con la sua ascesa al cielo. Ma questo sembra un aspetto secondario. Si potrebbe togliere il corpo dalla croce, tanto per riconciliarci almeno con Nietzsche, lasciarla vuota? Rappresenterebbe più completamente ciò che successe all'inizio della nostra fede. Alcune congregazioni cristiane già lo fanno; dopotutto la croce, di per sé, in altre antichissime culture, è il simbolo di vita per antonomasia. Dalla svastica indiana, a cui è impressa anche la rotazione per indicarne l'eternità, a quella ansata egiziana, simbolo della fecondità cosmica.
Due segni principali la compongono, uno verticale ed uno orizzontale: il cielo fecondante e la terra fecondata. Lo Spirito che discende e dà vita alla materia che ne diviene il corpo. Un Gesù fissato al centro di un sistema del genere potrebbe significare il Senso, la Consapevolezza di tutto ciò, l'incarnazione cosciente della vita universale e, il Suo sangue, la fecondazione della vita cosmica; il Suo dolore, come somma del dolore che ogni forma in proprio deve sperimentare per crescere, per sfuggire all'inconsapevolezza ed unirsi a ciò che le vive intorno, dalla terra che dovrà essere lacerata dai germogli fino ad ogni cuore umano bambino, sconfitto, schiantato, spezzato, ostaggio della povertà, dell'ignoranza e della morte. Che Gesù si sia lasciato crocifiggere per i nostri peccati è una verità, ma "nostri peccati" non significa che è successo tutto a causa del fatto che non sono stato a messa o che ho guardato la moglie del mio amico.
"Peccati" in senso lato, l'amartema ( dal greco, S. Paolo "lettera ai galati"= peccato nel senso di "mancare la meta") cosmico. Il Suo è un esempio non un'accusa. Ci mostra la meta, ci mostra che il nostro è un modo errato di vivere. Ci libera dalla morte additandoci la nuova meta, il Padre, e provandolo su se stesso. Questo significa "è morto per noi" e non per "colpa nostra". Il vero peccato, quello che conduce alla morte, è continuare a credere nella Separazione, origine di tutti i peccati. Questo è il peccato che Gesù viene a correggere, l'amartema, la meta sbagliata....( continua )
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