SANTA LUCIA: STORIA, AGIOGRAFIA, SIMBOLISMO.
"finchè il Sole risplenderà su le rovine umane" |
Il 22 giugno 1894 a Siracusa, nella catacomba di San Giovanni, fu rinvenuta dal professor Paolo Orsi una lapide, in marmo di 24 cm per 22 cm e di 3 cm di spessore e irregolarmente rifilata, che riporta la seguente epigrafe, composta da un siracusano per la moglie Euschia morta il giorno della festa di Santa Lucia tra la fine del IV e l'inizio del V secolo: "Euschia, irreprensibile, vissuta buona e pura per circa venticinque anni, morì nella festa della mia santa Lucia, per la quale non vi è elogio come conviene. Cristiana, fedele, perfetta, riconoscente a suo marito di una viva gratitudine". Secondo il prof. Biagio Pace, che fu un grande storico della Sicilia (1889-1955), questo testo "non solo convalida la personalità storica della vergine siracusana, ma anche la bontà della tradizione cronologica relativa al suo martirio" Chi era Santa Lucia? Dalle poche e frammentarie notizie storiche fin qui conosciute sappiamo con certezza che la futura Santa Lucia apparteneva a un'agiata famiglia siracusana, era probabilmente bella e promessa sposa ad un giovane della sua città, Siracusa, e destinata alla vita normale delle ragazze del III-IV secolo dopo Cristo: moglie e madre di famiglia. Il padre si chiamava forse Lucio, poiché era allora vigente una norma romana che imponeva il nome del padre alle figlie e la madre si chiamava Eutychie o Eutichia. A causa di una malattia, una grave emorragia, che aveva colpito la madre Eutychie, Lucia decise d'andare a Catania per pregare sulla tomba della martire Agata. Mentre la ragazza pregava davanti alla statua della martire, questa le apparve, chiedendole di dedicare la propria vita ai più poveri, ai piccoli emarginati e sofferenti. Tornata a Siracusa, Lucia mise in atto questo progetto; ruppe il fidanzamento e, con una lampada fissata al capo, iniziò a percorrere i lunghi e angusti cunicoli delle catacombe per distribuire i beni della sua cospicua dote ai più poveri. Il fidanzato abbandonato non accettò questa decisione, forse più attirato dalle ricchezze di famiglia che da un amore sincero. Non si spiegherebbe altrimenti la decisione del ragazzo di accusare Lucia, davanti al terribile prefetto Pascasio, di essere cristiana. I primissimi anni del IV secolo fino a prima del 304 d.C. furono gli anni in cui l'imperatore Diocleziano decretò l'ultima delle persecuzione contro i cristiani. Questi furono anni bui per la storia del cristianesimo, analoghi a tutti gli altri periodi delle persecuzioni precedenti in cui tutte le persone di dichiarata fede cristiana vennero uccisi in vario modo, ma furono anche anni di grandi esempi di fede come quello che diede la stessa Lucia. Infatti, la ragazza arrestata, minacciata e torturata, si proclamò sempre seguace di Cristo e non accettò di abiurare la propria fede. Per il crudele prefetto Pascasio non ci furono dubbi, quella ragazza troppo forte per essere "piegata", doveva morire e decretò che fosse esposta nel pubblico postribolo. La tradizione narra che Lucia disse allora che "il corpo viene contaminato solo se l'anima acconsente" e così nessuno, nemmeno sei uomini e sei i buoi, riuscirono a smuovere il corpo esile divenuto miracolosamente pesantissimo. Prima dell'esecuzione capitale però Lucia riuscì a ricevere l'Eucaristia e preannunciò sia la morte di Diocleziano, avvenuta di lì a pochi anni, sia la fine delle persecuzioni, terminate nel 313 d.C. con l'editto di Costantino che sanciva la tolleranza religiosa e la libertà di culto. Risalendo il culto della santa a tempi così lontani, presto, le narrazioni agiografiche arricchirono la realtà storica di una corona di episodi edificanti come la guarigione della madre Eustichia e l'eroica fermezza davanti ai persecutori e al fidanzato malvagio. Nel corso dei secoli, a queste ricostruzioni di natura fortemente agiografica si è andato sovrapponendo un fitto simbolismo, risalente ad antichi culti pagani e a tradizioni popolari, attribuibile all'intento devozionale dei fedeli. Il simbolismo più noto è quello che vuole Santa Lucia cieca; in realtà non abbiamo alcuna notizia certa che attesti l'accecamento della santa e, probabilmente, il tutto è semplicemente da attribuirsi al nome stesso, che rimanda all'idea della luce e della vista. Allo stesso modo il richiamo della luce non poteva non riportare alla mente il solstizio d'inverno, prima della riforma del calendario (1582) assai più prossimo al 13 dicembre di quanto non lo sia oggi. In tutti i culti pagani i giorni, a partire dal 13, seppur lentamente, riprendevano ad allungarsi. In questo periodo, nell'antica Roma venivano celebrate le famosissime feste dei Saturnalia, durante le quali vi era l'abitudine dello scambio dei doni; doni che, nel mondo contadino, erano, a loro volta, simbolo e promessa di fertilità e di abbondanza. Ugualmente fra i simboli che riguardano la figura tradizionale della santa, dispensatrice di regali: l'asinello, il fieno o la farina, il campanellino, la cenere e il carbone etc., sono riconoscibilissimi i richiami ad arcaiche consuetudini che si perdono davvero nella notte dei secoli. Per quanto concerne le spoglie mortali di Lucia ci sono due distinte tradizioni: La via di Metz il corpo di Lucia rimase a Siracusa fino la secolo VIII; il duca di Spoleto, Faroaldo, le porta a in Abruzzo, a Corfinium (l'attuale Pentima) quando conquista Siracusa ; l'imperatore Ottone I, il Grande, viene in Italia nel X secolo e porta con sè Teodorico, vescovo di Metz; proprio a Corfinium scopre i resti della Santa e nel 969d.C. li porta in Francia. La via di Costantinopoli nel 822 il generale bizantino Maniace trasferisce da Siracusa a Costantinopoli il corpo di Santa Lucia per sottrarlo al pericolo di invasione di Siracusa da parte dei Saraceni; nel 1204 durante la quarta Crociata, il doge di Venezia Enrico Dandolo, trova a Costantinopoli queste spoglie: le porta a Venezia nel monastero di san Giorgio, prima, e successivamente nel 1280 le colloca in una chiesa che dedica a Santa Lucia.
Le spoglie furono ricondotte a Venezia insieme ad altra "preda bellica", i famosi quattro cavalli di bronzo. Il corpo di Santa Lucia è oggi conservato nella chiesa dei Santi Geremia e Lucia in Venezia.
da Asino |
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