Ricordi dell'India

    Il caos è quello che più mi è rimasto impresso nella mente…. Gli odori forti, acri, impregnanti; un frammisto di spezie coloratissime che variano dallo zafferano al cardamomo,

di profumi intensi di tè dai gusti più vari e dai mille colori e di traffico intenso privo di marmitte catalitiche o benzina verde, rarissima, che ti fa respirare un miscuglio di fumi maleodoranti e soffocanti.

      Lungo le vie di comunicazione ci trovi di tutto; da miriadi di bugigattoli che stanno in piedi per miracolo sorretti da paletti di vario materiale quali il legno o ferro o all' alluminio con le tettoie di ethernit e ti ci vendono il cibo come la carne o la frutta, buonissima ma che sotto il loro sole cocente, purtroppo, perde in gran parte il suo gusto prelibato: è in uno di questi che ho visto ed assaggiato ( ottimo) un frutto particolare, a forma di un grosso melone dalle fattezze di una pera gialla e, dentro, infiniti altri piccoli meloni sottoforma di pera dalla pasta bianca, squisiti ma caldi; a fogne a cielo aperto vicino a fuochi accesi sotto grossi barili di colla capovolti e sul fondo (che era sopra) servendosi di un mestolo,una persona vi ci versava una miscela di farina ed acqua per fare il chapathi, il loro pane quotidiano che poi veniva riempito di verdura o riso. Nelle città poi l'insieme diventa infernale. Ogni piccolo spazio tra auto e auto diventa un potenziale posto per essere occupato da un altro mezzo e le mucche, magroline, danno il loro valoroso contributo nell'occupare spazio libero; le si vede comodamente immobili o addirittura coricate proprio in mezzo alla corsia ed i mezzi costretti ad aggirare l'ostacolo, ma con assoluta tranquillità perché la mucca in India, come sapete, è sacra. Decine di dossi artificiali per rallentare l'afflusso che non ne vuole sapere e baracche, baracche ovunque! Si può dire che segnino il ciglio delle vie e, davanti ad ogni "abitazione", sotto i tetti di cellophane, pentole fumanti sopra un focherello acceso e donne accovacciate che rimestano non si sa cosa con "utensili" di vario genere. Più o meno tutti sputano, gentil sesso compreso. Gli uomini, quelli più poveri, spesso sono avvolti in indumenti lunghi (doty) che sembrano tovaglie cinte attorno alla vita ed infilate, per essere sorrette, o in pantaloncini o, forse, nelle mutande. Le impalcature sono ovunque. Per ristrutturare, per costruire, per disfare ma tutte tragicamente fatte di semplicissimi bastoni di legno tinto di bianco, storti e di piccola circonferenza e salgono anche a piani molto alti e gli operai vi si destreggiano senza alcuna cura.... C'è terra nera praticamente in ogni dove, data dallo smog. I negozi, numerosissimi, la cui forma dell'ingresso è praticamente celata dall'esposizione della merce, non sono altro che bui androni. Raramente si scorge un negozio carino e pulito. Nelle grandi città come Banghalore esistono delle vie molto lunghe e abbastanza ben lastricate, a parte buchi e voragini, che si avvicinano per somiglianza ad alcune vie di Roma o Napoli. Merce di ogni tipo e colore viene esposta sui marciapiedi antistanti le vetrine. Fast food e pizzerie, piccoli ristoranti quasi nascosti da dove fuoriesce ogni tipo di "profumo". Cinema, molti cinema non insonorizzati dove trasmettono praticamente solo film di arti marziali con la trama che è sempre la stessa: lui che salva la sua bella dalle grinfie di qualche manigoldo e allora giù botte da orbi.....! Le donne, alcune molto belle, alte e longilinee, vestono rigorosamente coloratissimi sary o punjabi cioè pantaloni e camicioni lunghi e larghi fino alle ginocchia dalle tinte e fantasie infinite. Poche ragazze indossano jeans e maglietta, magari solo nelle grandi città quali potrebbe essere Banghalore. Molte donne, per altezza e circonferenza, non hanno nulla da invidiare alle matrone del sud della nostra bella Italia…

      Vi è una città, Auroville, fondata dal grande Maestro Aurobindo, dove le donne possono fare il bagno in costume e sono libere di circolare anche in minishort; vederle sembra di essere fuori dall' India. La prima volta che andai in India presi un treno lunghissimo e lentissimo talmente che per percorrere poche centinaia di chilometri ci volle una intera notte e quasi tutto l'indomani ma in compenso il paesaggio che filava lento dinnanzi ai miei occhi fu suggestivo. La giungla oscura e misteriosa. Palme e foreste interminabili; le sbarre ai finestrini ci proteggevano dal potenziale attacco delle tigri. Ogni tanto tra il fitto si poteva scorgere una casupola delle guardie forestali ubicata sul ciglio di una strada serpeggiane, a parte il rumore del convoglio esisteva solo pace.
      Ricordo chiaramente la stazione di Madras, una sera. Enorme, grande perlomeno il doppio della Centrale di Milano e piena di rumori, fischi di locomotive e infiniti cicaleggi di chi avverte degli arrivi e partenze. Per raggiungere i vari binari, oltre a sottopassaggi (te li raccomando!), ci si può servire di ponti lunghissimi. Proprio là a Madras ad un certo punto mi si avvicinò una bimba meravigliosa di non più di tre anni, sola, i piedini scalzi ,capelli ed occhi enormi neri come la notte che ci avvolgeva, chiedeva l'elemosina a tutti: non si è schiodata da me per almeno tre quarti d'ora, immobile, mentre attendevo il mio treno. Poi è sparita, così come era apparsa…. La stazione di Madras… C'era davvero di tutto. Persone coricate a terra su stuoie accanto a gabinetti lerci, donne intente a pettinare e ad oliare i lunghi capelli, uomini tesi a radersi, bisticci ovunque, mendicanti e gran signori. Gli odori di nafta bruciata, gasolio puzzolente ovunque si mescolava agli aromi dei cibi preparati al momento su fornelli improvvisati e conci. Finalmente il mio convoglio, un treno con cuccette. Cercai il mio nominativo mescolato a quelli degli altri, alcuni illeggibili, appiccicato accanto alle porte; lo trovai, naturalmente scritto sbagliato, ma chiesi ad un addetto che mi permise di salire e di prendere posto. Era un vagone lungo e suddiviso in piccoli abitacoli con tre cuccette in similpelle "a castello" fissate su ogni parete. Lungo i corridoi altrettante cuccette uguali e, sul soffitto, ventole accese alla massima velocità nell'intento, impossibile, di dare un po' di refrigerio. Tra sudore e calca, quasi tutti mangiavano tra carte appallottolate e sacchetti di plastica ammucchiati sul pavimento. Era un "casino": sapevo già che non avrei dormirò affatto! I miei sentimenti di quell'avventura erano i più svariati, c'era un frammisto di timor-panico mescolato ad una tachicardia dovuta anche ai rumori che mi rimbombavano dentro nel cuore. Stanca ed in previsione di una nottata insonne entrai in depressione ed immaginai il mio bel lettone a due piazze tutto per me, morbido, collocato così lontano in quel paesino di poche anime, in collina, immerso nella pace e nel silenzio più totali.

      

E l'avventura era appena iniziata. Infatti passai l'intera notte tra un dormiveglia disturbato e capatine alla..."toilette". La mia cuccetta era l'ultima in alto perciò appiccicata alle ventole che, oltre a fare un rumore assordante, mi sparavano addosso un autentico tifone d'aria.

      Chiesi a quelli di sotto se per cortesia abbassavano il vortichio ma non acconsentirono dato che essendo più in basso, a loro, l'aria, arriva poco...Qualcuno ruttò o fece di peggio, passò una gallina starnazzante che non la rividi più. Finalmente giunsi a destinazione. E' mattina presto e sono giunta a Banghalore; da lì dovrò raggiungere Puttaparthy con il taxi e ci metterò circa sette ore, Whitefield è a solo mezzora di pullman ma non vi andrò perché Swami non è lì. Uscii dalla stazione in un groviglio pittoresco di andirivieni infiniti di gente e merci trainate da uomini a primo avviso malnutriti ma non voglio sembrar pessimistica, è solo il mio stato d'animo che mi fa vedere cose strane. Per guadagnar l'uscita ci impiegai mezzora perché la stazione è proprio gigantesca formata da androni enormi uno accanto all'altro, sale d'attesa, binari da attraversare mentre i treni sono in manovra e fanno correre le persone per non essere travolte; feci anch'io così altrimenti non me la sarei più cavata. Un numero incalcolabile di uomini ed omuncoli più o meno lerci, bellocci e proprio brutti facevano a gara per prendermi e portarmi la valigia e mi toccava instancabilmente tirar strattoni e dire di no gridando altrimenti c'era il rischio che mi strappassero di netto il bagaglio. Che vita. Mendicanti mi tendevano la mano, quanti...ma vado dritta fino a vedere finalmente Shaid, il taxista prenotato dall'Italia che mi attende all'uscita con un cartello in cartone tra le mani dove vi è scritto, ovviamente sbagliato, il mio cognome. Mi porta la valigia e finalmente mi fa salire sulla sua auto bianca, i sedili sono rivestiti di tappeti e ovunque, sui vetri, davanti sul cruscotto, troneggiano le divinità più varie, rosari, figure di Schirdibaba e Krisnha. Swami c'è. Bene. Davanti in terra bottiglie d'acqua mezze vuote e chissà da quanto stanno lì. Cartacce. Accende la radio e partiamo alla volta dell'Ashram. Mi chiede in inglese se il viaggio, fino a quel momento, era andato bene e se ero stanca, gli rispondo brevemente poi mi domanda se la musica che stavano trasmettendo mi piace...., oddio...., era un frammisto inconcepibile tra una danza del ventre araba e mantra tibetani. Non la capisco ma gli rispondo che è veramente bella e lui allora alza il volume. Santi numi!!!! Paesaggi si susseguono, piantagioni e terre aride, fiumi praticamente in secca e piccoli villaggi, carri carichi di merci varie, secchi coloratissimi e di numerose misure impilati a centinaia, carriole e fieno sono trainati da buoi che ingombrano la strada. Shaid sorpassa in continuazione, come tutti gli altri camion e pullman compresi, sfrecciando pericolosamente. La strada è inesorabilmente sconnessa e non si può viaggiare a più di sessanta, settanta chilometri orari; per fortuna ma par di volare...Qui e la incidenti, camion ribaltati nei fossati e lasciati all'abbandono. Scorgo in lontananza, lungo delle vaste pianure aride ed arse dal sole, degli uomini che catturano serpenti. Ci tocca rallentare improvvisamente perché davanti a noi si apre una scena molto simpatica: in mezzo alla strada c'è il solito umetto dall'età indecifrabile che col bastone porta a spasso centinaia di oche ed anatre starnazzanti e sculettanti. Da noi al limite ci trovi qualche gregge di pecore ma le oche....., troppo pittoresco.
      Più avanti scorgo un torrente che taglia un bosco e mentre attraversiamo il ponte vedo una dozzina di uomini nudi o seminudi che fanno le abluzioni, sono sadhu o santi rinuncianti che purificano il loro corpo immergendosi più e più volte, a riva c'è una baracca di cemento sorretta da pilastri, un semplice tetto funge da abitazione ad un intera famiglia.

      Ad un certo punto Shaid si ferma in un paesino sperduto nel nulla fatto di capanne traballanti in un miscuglio di abitazioni e negozi. E' la sua ora del tè. Scendo anch'io e tutti quanti si fermano a guardarmi e parlottano tra loro; probabilmente non hanno mai visto una donna, bianca, viaggiare da sola. Mi sento decine di occhi addosso e mi viene l'angoscia...Non c'è nemmeno un...bagno e mi tocca continuare il viaggio con un disagio che si fa sempre più impellente ma finalmente la stanchezza mi avvolge e cado nel sonno. Shaid mi chiama, ho dormito parecchio, tanto che ormai, finalmente, siamo in prossimità di Puttaparthi. Finalmente. Ecco lo stadio, le scuole, l'ospedale, il recinto dell'elefantessa di Swami di nome Ghita, i primi carrettini dove vendono bevande e cianfrusaglie e l'arco. Gente a piedi e rischiò a motore, studenti e innumerevoli "turisti spirituali" delle più svariate razze. Ho fame, sete, mi sento sporca, mi scappa la pipì da morire e sono totalmente frastornata da due interi giorni e due notti di viaggio estenuanti. Ma l'importante è che sia andato tutto bene. Avessi avuto più denaro disponibile avrei potuto prendere un volo direttamente da Banghalore o Bombay per Puttaparthy ma mi sarei persa tutto quel che invece ho vissuto e visto, persino fare i propri bisogni lungo la strada e sputare, donne comprese, in direzione dei cibi di vario genere posizionati a terra nel bel mezzo del traffico. Entriamo nel villaggio e mi faccio portare immediatamente in un albergo a buon mercato, abbastanza pulito e confortevole, pago e saluto il mio accompagnatore e lo avviso che mi sarebbe dovuto venire a riprendere davanti all'Asrham dopo circa 20 giorni. Ormai è pomeriggio inoltrato e mi faccio una doccia rigenerante lunga mezzora, mi cambio e mi butto sul letto un po' ma non riesco a dormire perché sono troppo eccitata; sola soletta sono riuscita ad arrivare fin lì dall'Italia e sto per incontrare il mio Maestro, sono da Lui e non ci posso credere. Ogni volta che sono stata in India, nel mentre della mia permanenza, non sono mai riuscita a realizzare che mi trovavo proprio lì in quel momento perché sono talmente tante le cose da vedere e da vivere che non si ha il tempo materiale per pensare ad altro. Solo dopo, al rientro, nel quotidiano vivere si riesce ad elaborare tutti gli stati d'animo e le immagini vissute. Ed anche in quei 20 giorni è stato esattamente così. Perciò mi decido ad alzarmi e ad uscire dall'albergo.

      Per raggiungere l'Asrham devo fare una breve passeggiata e mi sento comunque a casa mia, riconosco le vie, i negozi già visti la prima volta e dove in precedenza c'era una voragine in mezzo alla strada, ora vi era l'asfalto.

      I soliti mendicanti ma che di povero non hanno nulla, solo la "facciata" per farti compassione ma hanno appartamenti che affittano agli stranieri, bimbi di diversa età che si avvicinano chiedendoti latte o altro cibo e che se accetti ti portano direttamente nel negozio dei genitori, negozianti che ti adocchiano e capiscono subito che sei appena arrivata e ti chiamano a gran voce, donne accovacciate sul ciglio della strada intente ad intrecciare ghirlande di fiorellini profumati e dai mille colori. Cani tutti di un'unica razza e cornacchie nerissime, scimmie che rubano la frutta dai filari di bancarelle con vari ortaggi, al sole, che sono accanto al cancellone d'ingresso dell'Asrham, più in giù molti ritsciò e pullman sgangherati e puzzolenti di nafta. C'è sempre un gran via vai, dentro e fuori, chi esce e chi entra; gente di tutte le razze. Noti subito chi è un pochino spaesato, chi è la prima volta che mette piede su quel suolo e chi invece è di casa. Gente scalza, seduta ovunque che spesso viene cacciata via dai seva (coloro che presta servizio di vario genere nell'interno di tutto l'Asrham). Passo a fianco del Mandir e Lo vedo. E' seduto sulla sua sedia e intona i bagian (canti devozionali) accompagnando la moltitudine di devoti seduti a terra, uomini a sinistra e donne a destra. Non mi accorgo neppure di ciò che sto provando, raggiungo la scalinata di fretta, tolgo le ciabatte e le mescolo ad altre migliaia (spero di ritrovarle) e dopo una perquisizione fugace entro e mi vado a sedere dietro a tutti, canto anch'io. Lo fisso felice e Gli dico col pensiero :

" Swami, sono arrivata, sono qua con te, grazie per il viaggio, grazie per questa grande opportunità".

Dopo poco tutto finisce e Lui esce e se ne va a casa, cammina con passo mesto ed un sorrisino sul volto. E' il mio Maestro.
Il Mandir è molto bello, è completamente a tetto fatto a cassettoni molto decorato da dove scendono molti lampadari a goccia, ci sono festoni allegorici ovunque, sorretto da pilastri alti ed enormi, pavimentato di materiale nero, liscio e lucido, è circondato da cancellate e ringhiere di protezione, davanti c'è una palazzina di due piani, vi sono due gradini e lo scivolo per i portatori di handicap, una tettoia a semicerchio sovrastata da capitelli di colore rosa o azzurro, giallo o crema. Davanti all'ingresso due leoni. Bisogna stare attenti perché ci sono migliaia di piccioni sui vari lampadari e ,sempre, ti arrivano i loro bisogni sulla testa o sui vestiti; mi è capitato la prima volta che facevo ingresso nel Santo Luogo.
Finalmente guadagno l'uscita e ritrovo le ciabatte, incomincio a passeggiare tranquillamente lungo le vie, in mezzo la folla e riconosco qualche volto. Rivedo una ragazza bionda, magra e più alta di me, i capelli raccolti; è molto carina, avrà su per giù la mia età. Non so il suo nome ma l'espressione dei suoi occhi, lo sguardo, è sempre quello di chi è totalmente immerso, avvolto nell'amore più profondo nei confronti di Dio; non parla praticamente mai con nessuno. Giro dietro il teatro dove vi sono palazzine di due o tre piani con molti piccoli appartamenti. Molti hanno un giardino piccino davanti l'ingresso, ci sono aiuole ben curate, piante molto alte e siepi, buganvillee stupendi di tutte le varie tonalità di rosso, e bianchi. I carretti carichi non mancano mai e nemmeno gli uomini che vogliono portare le valige; c'è gente che parte e che arriva ogni momento. Non mancano le classiche matrone che urinano lungo i viali cementati e tinti di rosa. Le si vedono allargare le gambe e poi il rivolo che corre via, ….ed anche loro: e siamo in molti ad andare a piedi scalzi!
C'è già chi fa la fila per entrare alle varie mense, mi metto in coda anch'io e guardo tendendo l'orecchio per carpire qualche parola di italiano. Infatti, ho appuntamento con delle amiche che però ho conosciuto solo per telefono e non so esattamente il loro aspetto.
      Finalmente entriamo nel grande locale con lunghe file di tavoli e intoniamo tutti insieme, anche agli uomini al di là di un "separè", una preghiera di ringraziamento. Rifacciamo la fila per prendere il vassoio e il bicchiere in acciaio e per farci servire le pietanze. Mi trovo nella mensa occidentale ed il cibo è discreto. Molte volte i devoti portano dall'Italia pasta e quant'altro perciò si può mangiare cibo come di abitudine. Fila per pagare: la cifra è irrisoria, circa due euro, poi dipende da te, se hai molta fame.... Prendo posto e dico un' ulteriore preghiera. Di fianco a me scorgo le " italiane", ne riconosco le voci e le raggiungo. Veramente non si può parlare mentre si mangia ma gli italiani sono chiacchieroni per natura. Ne servono a molto le persone che tentano di farti tacere. Comunque ho trovato le amiche di telefono e mi unisco a loro, ci abbracciamo e baciamo sommessamente. Sono felice …questo almeno posso farlo in silenzio.
Terminato il pasto usciamo nel giardino così che possiamo liberamente parlare ed una raffica di discorsi si susseguono ininterrottamente fino a tarda sera. Scopro che una delle ragazze alloggia sì nell'Asrham ma in stanzoni da otto e ci mettiamo d'accordo per unirci, l'indomani, e prendere una stanzetta per noi due così che avrei potuto lasciare l'albergo che è molto più costoso. Mi accompagnano all'uscita e ci salutiamo. E' notte e l'indomani bisogna alzarsi all'alba. Mi avvio per le strade del villaggio che non si svuotano mai. Non ho affatto paura e raggiungo la mia camera. ….
Oddio è già mattina! Fuori è buio pesto. Sono totalmente assonnata ma vado. Giù nell'androne c'è un ragazzo che dorme per terra su di una stuoia, di traverso, davanti al cancello e non posso uscire; allora lo chiamo a gran voce fin che non si sveglia e mi incammino nelle viuzze avvolte nell'oscurità ma molta gente è già al lavoro. Sono solo le quattro e trenta: incredibile!
      Raggiungo l'Asrham, tolgo le ciabatte e mi metto seduta tra le fila delle migliaia di persone che sono già lì e verso le sei e trenta una seva arriva con un sacchetto contenente dei numeri. La persona davanti la coda infilerà la mano ed estrarrà un numero a caso che grazie a...Swami è abbastanza basso. Attendiamo di nuovo che il numero venga chiamato così che ci si alza e si entra nel Mandir dove ci viene indicato accuratamente dove sederci. Sono abbastanza vicina al tappeto rosso dove vi camminerà Swami, quasi lo posso toccare, sono stata fortunata mentre le mie amiche hanno un numero più alto e gli toccherà entrare dopo perciò resteranno più lontane dal Santo passaggio. Ad un certo punto il vocio si acquieta, arriva Lui e praticamente tutte quelle che sono dietro, si alzano per poterLo vedere mentre le seva diventano matte per farle stare sedute e all'ordine. Il Darshan (essere al cospetto di un Maestro) si svolge nel giro di pochi minuti, Lui passa sul tappeto, guarda le varie persone, con alcune scambia poche parole, raccoglie lettere che passa dietro di Se ad un suo subordinato, materializza vibhuti (cenere sacra) e perciò si sente un gran vocio poi sorride e decide a chi dare interview (intervista). Finisce dalle donne e va (ormai molto di rado) dagli uomini e fa lo stesso. Poi sparisce in una stanzetta con chi ha avuto l'immenso onore di poterCi parlare per esporre problemi o quant'altro. Riceve anche uomini di stato ed alti prelati. Tutto lì.

      Esco nella calca e mi unisco alle altre amiche e ci avviamo verso la mensa per la colazione, altra fila e così via. Ecco mia cugina, è arrivata anche lei e starà con noi.
Verso le dieci ci sono i bagian e molti ci vanno ma debbo prendere alloggio con le ragazze e ci sono da sbrigare delle piccole formalità burocratiche. Ci viene affidata una bella stanza disadorna con brandine pulite, due sedie, un comodino doppio verde; due scaffali sono murati, il bagno personale. E' ok e non mi resta che andare a prendere i miei bagagli. Le giornate sono scandite più o meno allo stesso modo, sveglia molto presto, fila per ore per qualsiasi cosa, poi puoi recarti alla biblioteca, al supermarket all'occidentale e uomini e donne ci vanno separatamente in orari ben diversi, ci si trova di tutto. Poi c'è un chioschetto simpatico veramente dove fanno le pizze, focacce, ciambelle dolci e salate, pane e popcorn buonissimi e piccanti ma è aperto solo due volte al dì e ad orari prestabiliti. Si può passeggiare nel grande parco ben curato, fare spese nei negozietti, oppure recarti ai musei con ingresso gratuito; visitare l'albero dove Swami da giovane andava con i suoi amici, o l'albero dove vi seppellì una tavola con un potente Yantra. C'è la parrucchiera e l'estetista, medici ayurvedha e dentisti; sadhù con il capo cosparso di cenere, farmacie dove ci trovi di tutto e sono praticamente a cielo aperto e molte sudicie. Bettole nascoste in bui cunicoli e scuole quante ne vuoi, l'ospedale; oro in bella mostra. Bathik stupendi di seta e velluto e tessuti preziosi. Ristoranti italiani, pasticcerie e oggetti del loro artigianato locale. Banche e uffici di cambio, molti punti internet. Le strade sono sporche e ci puoi trovare i rifiuti a montagne ai lati; ratti e cobra, zanzare molto fastidiose… ma questa è l'India che mi affascina da morire! La sera il cielo è tempestato di stelle e la gente si riunisce nei giardini a passeggiare tranquilla, in pace. C'è un grande prato antistante la palazzina dove ho la stanza; è circondato da rose e le persone sono sedute sull'erba o sdraiate. I bimbi giocano felici. Subito accanto c'è un tendone dal colore indefinito dove copre centinaia di noci di cocco ricolme di succo e lo acquisto spesso perché molto dissetante e ricco di sali minerali, è buonissimo. Si chiacchiera, ci sono le cicale, se il mondo fosse tutto così, sempre ed ovunque....... Sembra di essere in Paradiso.
      Da dentro l'Asrham non pare affatto che oltre le sue mura c'è il caos e sempre più in là il resto del mondo con le sue guerre. Lì c'è solo amore, pace, serenità, sicurezza, problemi risolti, spiritualità, energia divina ed anime alla ricerca della via. Troppo bello. Ed il tempo scorre via rapidamente.
      Insieme alle mie amiche faccio conoscenza con molte persone che hanno ricevuto miracoli e ci raccontano cose incredibili: magia pura!
Rammento il mio secondo viaggio alla volta del mio Maestro a Withefield vicino a Bangalore….

      … Il Suo Asrham sorgeva proprio a ridosso dell'arteria principale di collegamento con alcune grandi città. Sul ciglio si svolgeva ogni genere di attività all'aperto. Avevo trovato alloggio in una nuova palazzina su due piani, le scale d'accesso, esterne, di norma sono costruite con gradini molto alti e stretti con pendenze vertiginose: bisogna occupare meno spazio possibile anche in verticale. Dal ballatoio potevo vedere bene il retro del Mandir e quando Swami usciva per recarsi nella sua abitazione Lo potevo vedere molto bene: una vera fortuna. Ma vi raccomando il rumore assordante di ogni mezzo o quant'altro di indefinito.... Treni e fischi a poche decine di metri, trombe di camion e mezzi pubblici di ogni genere, auto e moto con a bordo intere famiglie di quattro persone, carretti, auto e risciò stridenti, biciclette sgangherate… ma dentro, nell' Asrham tutto questo svaniva come per magia. Una volta presi un autobus per farmi un giro di "piacere", scesi in una cittadina poco lontana e feci un giretto a piedi. Le città moderne dell'India purtroppo non hanno nulla di affascinante che può rapire la tua fantasia e ricordo soltanto che per recarmi in una pasticceria dai dolci multicolori ed invitanti dovetti soltanto fare un gran bel salto dalla strada al marciapiede perché sotto mi si apriva una voragine profonda un metro e larga circa settanta centimetri lunga quanto tutto il fabbricato ma volevo assaggiare qualche dolce e bere un frullato, giusto per avere almeno un ricordo di quell'avventura. L'India è così. Ma c'è l' India dei maharaja con parchi più o meno ben curati e palazzi sfarzosi. Mhaisor è una bella città caotica più o meno ordinata e il palazzo del sultano è molto bello con soffitti alti a volte dipinte con stelle e paesaggi su sfondi blu e verdi, colonne dorate e pavimenti di marmo; una grande balconata si apre dinnanzi ad una vasta piazza per le parate; nel parco ci sono scimmiette, vere, che saltano ovunque tra le alte mura e i templi scolpiti con statue di molte divinità, ci sono anche elefanti e cammelli.

      Giù fino all'oceano indiano ho potuto visitare Vharkala, è un'altra classica cittadina vicino al mare ma qui ci si potrebbe stare per tutta la vita. Avete presente la classica spiaggia chiara con la ancor più classica palma piegata dei tropici???!!! Si arriva su un bagnasciuga a strapiombo che finisce sulla spiaggia, per raggiungerla ci sono due vie, o una scala totalmente in verticale scavata nella sabbia fortemente battuta o bisogna fare un bel giro e si accede tramite uno scarico. In alto esistono molti localini simpatici e pittoreschi illuminati come qui da noi durante il Natale , pizzerie e spaghetterie indiane ma con cibo buono; all'incirca alle venti di ogni sera tolgono la corrente elettrica per non so quali problemi tecnici e si resta totalmente al buio, chi si trova sulla scava verticale deve bloccarsi di botto altrimenti sono guai. Poi ci sono sempre i classici negozietti di chincaglierie varie e camere in affitto. Per recarsi in questo piccolo angolo di paradiso tropicale bisogna attraversare una fitta piantagione di palme percorrendo stretti viottoli completamente al buio, bisogna portare la pila. Nel fitto lungo un sentiero c'è una casetta che è tutta un programma, ci vive una bella ragazza ospite dagli zii; la sua storia è simile a quella di molte altre ragazze. La famiglia già dalla sua più tenera età, le aveva scelto il marito. Dalle fotografie l'uomo non le era piaciuto affatto dato che era molto più anziano di lei perciò era stata cacciata di casa ed era lì, nella speranza di conoscere qualche giovanotto che l'avrebbe resa felice. Che tristezza. Un gatto, … oddio un gatto! L'unico che ho incontrato nel mio lungo girovagare per l'India, mi sa tanto che se li mangiano! Mi tolsi lo sfizio di salire in groppa ad un elefante e fare un bel giretto sulla spiaggia. Per salirvici è stata un impresa ma in compenso è anche una bella esperienza: ci si sente alti e protetti. Poi l'elefante è considerato un animale sacro: la divinità che rappresenta si chiama Ghanesh. Avrei giurato di averlo visto piangere una sera. Ora mi pento di averlo montato, amo troppo gli animali e mi sembra di non averlo rispettato affatto avendolo cavalcato. Le donne, a parte le turiste, non possono fare il bagno o se lo fanno devono entrare in acqua completamente vestite, qui in Europa sono le ragazze ed in genere il lato femminile della popolazione a tenersi a braccetto o per mano invece in India sono gli uomini che lo fanno. Effetto strano.
Comunque l'India è una nazione che se non la odii l'ami a tal punto che ti può venire il mal d'India, ti può affascinare in modo tale che non la scordi nemmeno se lo vuoi con tutte le tue forze. E' dotata di una tale energia interiore che, mentre ti trovi in quei territori non puoi far altro che assimilarla, farla tua, accumularla nel tuo essere e nel cuore, non hai tempo per fare altro; non puoi fare altrimenti e solo quando ritorni nel tuo mondo, solo allora incominci a rielaborare a mente serena tutte quelle sensazioni, emozioni, situazioni e dentro di te incomincia una radicale trasformazione. Definirei l'India, come il caos che regna nella nostra vita ma che è ben in grado di darti talmente tanto da cambiarti dentro nel più profondo…

Monica

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