"Padre nostro..."

"…non pronunciate parole vane come fanno i pagani; il Padre sa di cosa avete bisogno, dite soltanto: Padre nostro…"

   Il Padre nostro è una preghiera "evocativa": evoca la Consapevolezza.
   Il Maestro, come la Sua missione Gli impone, ci vuole donare un mezzo potente e completo per "realizzare", attraverso la parola espressa (Verbo), il Regno di cui è egli stesso il primo abitante. Non si tratta di una invocazione, come può sembrare a prima vista né di una preghiera nel senso etimologico della parola e cioè di una richiesta, ma della "evocazione" della Consapevolezza (il Padre) che, Lui sa bene, dovremo realizzare in massa. Il Padre nostro, come ogni "contatto" col Divino, non è diretto all'esterno ma all'interno, alla parte più profonda di noi stessi.Tutti quei "sia", "venga", "dacci", "rimetti", "liberaci", servono ad evocare la nostra consapevolezza più profonda. Non racchiudono una speranza ma la potenza di un "mantra", tendono a provocare l'irrompere della Consapevolezza del Padre in quella ordinaria dell'uomo. Vere e proprie parole magiche per esorcizzare la nostra "Inconsapevolezza" umana, di specie, a favore della Consapevolezza divina.
   Dire, Padre nostro che sei nei cieli…è chiamarLo...ma non affinché ascolti e/o "conceda tutto il resto" ma perché "tutto il resto avvenga" in noi, affinché Egli entri nella nostra Consapevolezza. Per essere "Uno" con Lui.
   Apparentemente sembra diviso in due parti, la prima dedicata a Lui l'altra a noi ma è più giusto dire che in quella Gesù descrive il Padre mentre in questa descrive il cammino che dovremo fare per arrivare a Lui. Ma entriamo nel dettaglio.
   "Padre nostro che sei nei cieli…" è l'evocazione della Sua Presenza. Per sentirLo, "adesso e dovunque" (nei cieli), nell'aspetto del tutto nuovo (rispetto al Dio giudice del V.T.) di Padre, capace di tenere l'intera umanità nel Suo infinito cuore ma della "stessa sostanza" dei figli, fatto ovvio essendo il Padre null'altro che la parte più profonda dell'uomo stesso.
   "…sia santificato il tuo nome…" è l'evocazione dell'Universalità del Padre. Chi ha un "nome" è conosciuto, è familiare e santificare un nome significa metterlo nel cuore di tutti.
   "…venga il tuo Regno.." non nel senso fisico, non un posto, ma il Tuo "regnare". Qui regno sta per "regnare". E' l'evocazione del nuovo ordine delle cose descritta dalle frasi seguenti
   " …sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra."evoca l'Amore (la volontà di un "vero padre" genera solo Amore), di quell'Amore ancora inconsapevole ma che già vive nel profondo di ognuno (come é in cielo=inconsapevole, così sia in terra=consapevole). Il Regno sarà un "modo" di regnare, un "modo" di essere Consapevoli di questo mondo, non un mondo "fisicamente" nuovo. E da qui in poi, Gesù indica cosa dovremo apprendere per arrivare a Regnare (ad essere il Padre).
   "..Dacci oggi in nostro pane quotidiano.."evoca l'Adesso infinito, dove "il minimo" è gratis (Provvidenza). Il pane "quotidiano" e niente più, libera dall'assillo del tempo, del corpo e della mente che distrae dal "regnare". Dobbiamo apprendere il significato dell'"oggi", non dobbiamo "pensare" al domani (Mente). Pensare al domani é mettere in dubbio il Padre stesso.
   "...e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori…" evoca la Giustizia. Non nel senso di "delitto-certezza della pena" ma del "far parte". Ci auguriamo di apprendere che siamo tutti "collegati"come le cellule di un solo corpo. Che siamo parte di un flusso di energia che non deve essere più gestita dalla nostra mente (ego), ma dal grado di "consapevolezza del cuore" di ciascuno. Il "giusto" secondo il cuore individuale, secondo la propria quantità di consapevolezza dell'Amore, fa sempre fluire la giusta energia da e verso il "prossimo" (il vicino).
   "…non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male"…evoca il Discernimento. Il male, di per sé, non è un nemico, ma soltanto quello che "ci sembra" diverso, opposto al nostro concetto di bene (bene=Dio=Unità e male=Diavolo=Molteplicità, Diversità, Satana=avversario, ebraico); per questo ci fa "male". Dobbiamo, invece, apprendere a discernere, a vederlo PRIMA, il male ovvero "il diverso" che, "compreso" (non più diverso dal nostro "concetto di bene"), avrà fatto crescere la nostra consapevolezza senza aver dovuto apprendere la lezione DOPO averne fatto l'esperienza. La frase suona quindi così: " vieni discernimento, dammi una consapevolezza superiore senza sottopormi al dolore di una "prova".

"… COSI' SIA"

Con amore italo

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