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Vorrei essere io come quel vento
che fa vibrare le ali di una farfalla
al suo primo volo nell'aria,
che muove le code di un aquilone
che gira e piroetta alto nel cielo,
che sostiene e guida il volo delle rondini
nel loro viaggio verso la primavera.
Vorrei essere io quel vento
per scioglierti dai rami dell'albero su cui tu,
lieve,un giorno ti poggiasti
ignara degli alberi e del loro potere.
Per lungo tempo tu sei stata la sua chioma:
unico vanto di rami secchi e foglie ingiallite.
Per lungo tempo sei stata trafitta,
nel tuo molle ventre, e pur,
generosa, hai versato per lui
le tue gocce di pioggia.
Ma le gocce d'acqua sui rami
di un albero morto
sono lacrime che scivolano e muoiono
ai piedi di sterili radici
e non danno nuove gemme, nč fiori e frutti,
Cosė tra i rami avidi
gocce e gocce di te hai versato:
ruscelli divenuti pianto;
l' immenso dolore
di aver donato pioggia
ad un tronco senza vita.
Una nube dovrebbe posarsi
sui rami di un albero verde
e sciogliersi danzando fra le fronde.
Non lacrime , ma perle:
l'albero verde conosce il valore dell'acqua.
Cosė, se io fossi il vento
ti soffierei, nube dolcissima,
via dai rami dell'albero morto
e ti condurrei in un frutteto.
ad Osamėn da Giovanni
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