DIES NATALIS SOLIS INVICTI

"finchè il Sole risplenderà su le rovine umane"

   Correva l'ultimo quarto del III secolo della nostra era, quando Aureliano, imperatore dal 270 al 285 d.C., decise di istituire un giorno per la celebrazione della Nascita del Sole Invincibile - DIES NATALIS SOLIS INVICTI - ed indicò la data del 25 dicembre, secondo il calendario giuliano, a conclusione dei 7 giorni di festa dedicati al Dio Saturno (Saturnalia).
Il Sole, "MORTO" nel giorno del solstizio (21.12), il 25 dicembre era già percettibilmente "RINATO" e, "INVINCIBILE", si accingeva, ancora una volta, a sconfiggere le tenebre dell'Averno dentro le cui caverne era terribilmente sprofondato.
Noi, figli dell'era tecnologica, non siamo affatto scalfiti da simili eventi ma, se per un attimo, viaggiando a ritroso nel tempo sulle ali veloci della memoria, riuscissimo a fermare la nostra attenzione sul primo solstizio d'inverno visto dal nostro primo progenitore razionale, di sicuro saremmo colpiti da un volto marcato dai segni impietosi, tracciati dello sbigottimento e dallo sconforto per la fine incombente.
Le prime tenebre della sera già avvolgevano le cime più elevate dei monti per scendere, poi, lentamente verso le colline e le valli e distendersi, infine, sulle pianure, sulle acque e su tutti gli esseri viventi, presagio della mancanza totale di luce ovvero del buio più fitto e pauroso: LA MORTE.
Ma, quando la neonata alba, dopo una lunghissima notte di freddo, ad oriente, dal suo talamo rosato emise il vagito, annuncio della luce del nuovo giorno, sul viso angosciato e tremante dell'uomo si risvegliarono i segni della tranquillità, della sicurezza, della speranza, i suoi occhi, gonfi e bagnati, fermarono il pianto ed un urlo di gioia salutò il ritorno alla VITA.
Questo fenomeno, sicuramente traumatizzante per il nostro progenitore, sarà rimasto scolpito in maniera indelebile nella sua mente ed egli si premurò di festeggiare simbolicamente ogni anno la resurrezione del Sole. A questo evento possiamo far risalire l'origine dei vari culti e delle tante leggende dei MORTI E RISORTI, che la tradizione ha voluto consegnare intatti alle generazioni future.
Tracce di celebrazioni "natalizie" legate a queste vicende cosmiche, alla nascita del Sole, si trovano intorno alla data del 25 dicembre presso le primitive religioni persiane, fenice, siriane, peruviane, messicane, indù.
Nell'antica Persia il solstizio invernale era celebrato cantando l'inno che narrava la nascita del mondo.
Il Natale di Horus veniva celebrato in Alessandria d'Egitto prima dell'era cristiana. Durante i festeggiamenti la statua della dea madre Iside, col piccolo in grembo o attaccato al seno(prefigurazione delle statue della Madonna che allatta il sacro Bambino), veniva portata in processione (anche questa prefigurazione delle processioni cristiane) di notte lungo i sentieri dei campi al lume delle torce. La folla accorreva festante e cantava una serie le cosiddette "litanie di Iside" che, nella versione greca, sembrano concordare perfettamente con le succesive litanie della Madonna.
Il popolo germano celebrava, in occasione del solstizio la festa di Yule, che rappresenta la rinascita della vita, collegandola al culto di Odino.
Presso i Celti il solstizio d'inverno cadeva tra la lunazione di Dumannios ("Tempo delle Profonde Tenebre") e Riuros ("Tempo del Freddo") e le forze legate al ghiaccio e al gelo venivano considerate come generatrici di vita. La morte aveva la funzione di equilibratrice naturale, equilibratrice indispensabile per il ritorno della vita.
Le feste d'inverno, che nella Roma pagana si celebravano fin dal tempo di Numa Pompilio, quindi secoli prima della nascita di Cristo, note con il nome di Saturnali, avevano lo stesso significato. I Saturnali romani iniziavano il giorno 19 dicembre e si prolungavano fino al successivo 25. Erano feste di gioia, di rinnovamento e di speranza per il futuro.
MITHRA era il dio (successivamente "persiano") più importante nella Mesopotamia dei Mitanni. Già nel 1400 a.C. egli era venerato come figlio del Sole e Sole egli stesso. Veniva festeggiato proprio il 25 Dicembre, appena dopo il solstizio d'inverno, quando l'astro fulgente, dopo il massimo declino, aveva da poco ripreso la sua ascesa celeste. Il sacro giorno della nascita del Dio Sole aveva una valenza magica, propiziatoria e simbolica, poiché la Stella Invitta rappresentava la luce da contrapporre alle tenebre delle lunghe notti invernali.
Anche in Egitto, negli stessi anni intorno al 1400 a.C., precisamente a Heliopolis, il 24-25 dicembre si celebrava la festa del Sole, che era la festa (astronomica) solstiziale e, nello stesso tempo, nella simbologia sacerdotale, la festa di Ra (poi Aton), figlio del dio supremo: anche lui figlio del Sole e Sole egli stesso.
Nel IV-V d.C. il Cristianesimo riuscì a trasferire a sé tali pratiche religiose del tutto pagane, modificando l'espressione: "nascita del sole" con l'espressione: "nascita di Cristo", e l'espressione: "luce solare" con l'espressione: "luce divina del Figlio di Dio". Il sincretismo si compì lentamente, finché la notte tra il 24 e il 25 dicembre, cioè la "nox postsolstiziale", che coincideva con l'occasione in cui ormai da secoli si festeggiava una luminosa genesi astrale, divenne anche la notte della nascita di Cristo.
Conclusione:
1. dalle sintetiche (ovviamente per motivi di spazio e di tempo) note sopra riportate si evince che alla base di tutto il pensiero filosofico, religioso e culturale, nonostante i diversi riti e le molte leggende sorti presso ogni popolo nonchè le incrostazioni e le svariate sovrapposizioni che portano ai nostri giorni, vi è un PENSIERO UNICO;
2. ogni anno, quando il 25 di dicembre in tutto il mondo cristiano viene celebrato il "natale di Cristo" in realtà non si celebra altro che il "NATALIS SOLIS INVICTI".


da Asino

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