"MERE ALFASSA"

   Varcai la soglia del piccolo Ashram, a Pondichèry vicino ad Auroville. Il cortile era piccolo, tutt'attorno aiuole ordinate multicolori e alberelli. Gli edifici che lo circondavano non erano più alti di un paio di piani. Il tutto molto ordinato, allegro per i colori ma triste nel contempo. Al centro le due tombe. Sopra le lastre che le ricoprivano, miriadi di ceri votivi e fiori, ghirlande e piccolo doni, tutti avvolti da un significato e da una preghiera. Le persone si inginocchiavano a turno e baciavano le sepolture, tra lacrime e richieste per sé o per qualche loro caro. Non capivo bene, allora, il significato; non ero presente mentalmente, non realizzavo quel che provavo in quel momento. Baciai a mia volta e lasciai una preghiera, a dire il vero, per me. Uscii da quel luogo sacro e richiusi alle mie spalle il grande portone di legno immergendomi immediatamente nelle vie trafficate della città. Avevo baciato le tombe di Aurobindo e di Mere, la Sua sposa spirituale.

    L' evoluzione continua e l'uomo sarà superato. Sta a ognuno decidere di partecipare all'avventura della specie nuova.
( Vedi anche Apocalisse 11,15 - 21,3 e...... italo)

   Mère Alfassa, al secolo Mirra, nacque a Parigi il 21 febbraio 1878 da padre turco e madre egiziana; un banchiere ed un'atea - comunista dichiarata.
   La vita di Mirra è corollata di innumerevoli avventure umane e spirituali. tanto da renderla,molto presto, maestra di vita e di tecniche magiche e yogiche fino all'immersione totale nella propria ricerca, del tutto rivoluzionaria, che la condurrà accanto ad Aurobindo. (Gli era apparso in sogno più volte come un divinità hindù.)
A diciannove anni Mère sposò il pittore Henri Morisset e da lui ebbe un figlio ,ma dato che la sua vita era improntata sull'occultismo, presto il piccolo venne affidato alle cure delle cognate. Divorziò dal primo marito per unirsi in seconde nozze ad un aspirante deputato delle Indie francesi, tale Paul Richard con cui, a causa di una campagna elettorale, Mirra raggiunse l'India dove, per entrambi, ci fu il primo incontro con Aurobindo.
    Rimasero con Lui per circa un anno. Era il 29 marzo 1914 e l'incontro avvenne al 41 di Rue F. Martin. Dalle labbra di Mère venne detto in seguito che :" ha voltato la testa verso di me, ho visto nei suoi occhi che era Lui. Le cose sono andate così, e immediatamente le esperienze interiori si sono congiunte alle esperienze esteriore e c'è stata una fusione, uno shock decisivo". Molti anni dopo dirà ancora": Subito compresi che Sri Aurobindo era venuto a compiere il lavoro di trasformazione sulla Terra, e che io dovevo lavorare con Lui..." Aurobindo Le darà il nome di Mère, la Madre. Aurobindo la "mente", la Madre "il laboratorio vivente".
Mentre Aurobindo scrisse molto, Mère scriverà poco o nulla ma le Sue parole furono raccolte da un suo allievo, Satprem che vuol dire "colui che ama davvero", che pubblicò una trilogia dedicata al Suo pensiero e una cronaca dettagliata ricavata da voluminose agende personali di Mère, dal titolo:"L'avventura di Mère nella foresta vergine del futuro" a cui seguirono "Il materialismo Divino", "La nuova specie", "La mutazione della morte", "L'agenda di Mère". [Da questo lavoro sembrerebbe che Mère fosse riuscita a frenare il disfacimento meccanico delle cellule tramite la ripetizione di un singolo mantra.]
   Aurobindo fondò con Lei ed il marito (Richard), la rivista "Arya" che uscirà bilingue, in inglese e francese, di cui la Madre curerà l'edizione di quest'ultima lingua. Questa rivista doveva divulgare un nuovo sentiero yoga, ma anche dare un netto chiarimento ai vari segreti dei Veda oltre che offrire un interpretazione e analisi delle Upanisad, delle Jtihasa e dei Purana; cioè praticamente di tutte le Sacre Scritture hindù.( Nel 1921 l' "Arya" cessò le pubblicazioni.)
Dopo questo periodo relativamente breve, per causa della guerra, ripartì col marito per vivere il Giappone per quattro anni dove si dedicò alle pratiche dello Zen e dello yoga, e scrisse comunque "Colloqui con le donne del Giappone.
Soltanto nel novembre 1920 decise definitivamente di fare ritorno a Pondichèry, stabilendovisi per sempre. Da quell'anno Mère andrà a vivere con Aurobindo trasferendosi dalla Guest House in Rue de la Marin al n. 9: l'indirizzo dell'Ashram. Era l'ottobre del 1922.
   Tra il 1922 ed il 1926 sarà il tempo delle "Conversazioni della sera", e dal 1926 venne ufficialmente fondato l'Ashram di Pondichèry. All'inizio i discepoli furono solo dieci ma in quattro anni diventarono ventiquattro. Fu nel novembre 1926 che Mère si trovò a dirigere e ad occuparsi totalmente della conduzione dell'Ashram e dei devoti che incominciavano ad affluire copiosi, dato che Aurobindo aveva deciso di ritirarsi in una stanza dell'edificio. Mère sarà le mani e lo yoga materiale, l'armonia dell'Ashram per numerosi anni a venire.
   Aveva nel cuore un grande sogno: "….Creare da qualche parte sulla Terra un luogo di cui nessuna nazione abbia il diritto di dire è mio; dove ogni uomo di buona volontà possa vivere liberamente come un cittadino del mondo e ubbidire a una sola autorità; quella della Verità Suprema, un luogo di pace, di armonia, dove gli istinti battaglieri dell'uomo siano utilizzati esclusivamente per vincere le cause delle sofferenze e delle sue miserie, per superare le sue debolezze e la sua ignoranza. Un luogo dove i bisogni dello spirito e dell'amore per il progresso prevalgano sulla soddisfazione dei desideri e delle passioni, la ricerca dei piaceri e del godimento materiale". Queste sono parole della Madre ed infatti il sogno si realizzò all'alba del 28 febbraio 1968, quando cinquemila persone da tutto il mondo si radunarono su una spiaggia dell'India meridionale per inaugurare Auroville. (si veda Aurobindo)


IL PENSIERO DI MERE

Il Suo lavoro maggiore era improntato in un viaggio profondo verso la Materia. Era convinta, infatti, che tutte le conoscenze razionali come le scienze e le religioni non fossero più così determinanti ai fini dell'evoluzione interiore perché vanno ad incastonarsi nel corpo, che altro non fa, invece, che restar incastrato con le sue cellule al programma di morte, invalidando tutto. Non accettava nulla al di fuori dell'idea di un unico Spirito immerso nella Totalità del mondo materiale. Tutto è Spirito. La chiave della via d'uscita era, e sarà, "nascosta" proprio nel mondo fenomenico. La Madre diceva infatti: "... A noi spetta di trovare la via o tutto resta Menzogna. È nella frontiera cellulare che si trova la chiave, ovvero il passaggio della morte. E se la trasformazione è possibile in un corpo è possibile in tutti i corpi". "Sarà proprio il corpo a gettare un ponte tra la vita fisica quale noi la conosciamo e la vita sovramentale che si manifesterà".
   E della morte diceva quanto segue: "La morte è una cosa inevitabile, è un incidente sempre accaduto finora...E' solo una cattiva abitudine. Per vincere la morte bisogna essere pronti a passare attraverso la morte". Del corpo di ogni uno rivelò che:"non è un corpo privato, è più di un corpo, è il Corpo materiale del mondo", e raccontò di un'esperienza vissuta di infinito dolore proveniente "dalle cattive vibrazioni del pianeta" e dalle menzogne altrui contro le quali, in quel particolare stato di coscienza, non aveva nessuna difesa (né voleva averne)

A quanto pare Mère era in attesa di alcune importanti rivelazioni che le sarebbero dovute pervenire da Aurobindo prima di morire, avrebbe infatti confidato a Satprem che Sri Aurobindo Le avrebbe rivelato un segreto e che era importantissimo che Lei sapesse. Ma a quanto pare Aurobindo Le avrebbe anche detto che il mondo non è pronto, e poi se ne sarebbe andato lasciando il Suo corpo. Ancora, secondo il Suo pensiero, Lei era convinta che la necessità di conoscere, cioè di avere una "mappa" ben dettagliata per sapere dove andare e come agire è nient'altro che "un'aspirazione" evolutiva del corpo verso la propria eternità. Non è la mente eccetera ad agire sul corpo ma viceversa. La "mappa" (la Mente) sarebbe soltanto un aspirazione del corpo, e che :"in fondo il tragitto dal protoplasma in qua, altro non è che questo: un'aspirazione del corpo verso l'eternità". Secondo il Suo pensiero vivremmo già in un mondo leggero, fluido, flessibile ma non ci crediamo affatto.
Non avendo lasciato alcuna mappa, in base alla nostra evoluzione, proporrei alcune indicazioni "pratiche" per l'evoluzione secondo Mère:
Espandere illimitatamente la coscienza (il che equivale a dire svuotarla costantemente di ogni contenuto) - Percepirsi nella propria natura ondulatoria e dunque nella propria dinamica resistendo all'antica abitudine di identificarsi con ruoli, vicende e immagini fissate - Percepire l'identicità di Essere e Divenire - Superare l'alterità - Superare la relazione - Nessuna esteriorità - Solo un'intensità d'invocazione - Favorire un movimento d'identificazione con il Centro, con la Volontà per cui "tutto va bene" - Essere spettatori del proprio corpo.

      Tratto dal libro "La mente delle cellule", sembra che la Madre abbia detto:
"La meraviglia è conservare la forma perdendo completamente l'ego (...)…. Adesso è il corpo, direttamente, ad avere il potere, senza interventi esterni. Non che una coscienza superiore si imponga al corpo, ma è proprio il corpo a svegliarsi nelle proprie cellule; è una libertà delle cellule", … perciò è nel corpo che va cercata la chiave della realizzazione e Lei utilizzò il suo trasformandolo in un laboratorio sperimentale Da quanto risulta nell'Agenda, Mère era riuscita a frenare il disfacimento meccanico delle cellule attraverso la ripetizione di un particolare mantra. Pare che a tratti riuscisse addirittura ad essere cosciente delle proprie cellule, e si rendesse conto che esse, una volta superata l'influenza deleteria della "mente fisica", potevano essere libere da malattie, felici, immortali.

   Non si sa molto di più di Mirra Alfassa e le Sue parole vengono solo tramandate da discepolo a novizio.

   Ora che rivedo come in un filmato (stupendo) i miei ricordi di quel viaggio, in quei luoghi così particolari, sacri, mistici, i pensieri su Aurobindo e la Sua sposa spirituale prendono finalmente forma. Mi ricordo che all'ingresso di Auroville c'è un ampio parcheggio dove più o meno nel centro, troneggia un gigantesco albero bianco dalle radici completamente attorcigliate, intrecciate tra di loro e le sue fronde maestose cadono giù ad ombrello fin quasi a toccar terra… un po' come i nostri pensieri aggrovigliati a tal punto da non riuscire neppure a vedere il bandolo della matassa, ma comunque protetti da qualche cosa che è proprio al di sopra di noi, proteggendoci fino alla radice. E' il nostro pensiero, la sua energia, che va cambiata. Suggerisco ed auguro di riuscire a far un viaggetto a Pondichèry per poter assaporare quel qualche cosa di ideale che appartiene ad ogni uomo sulla terra: Auroville, la Sua storia, il Suo Ashram…

      Grazie di cuore ai suoi ideatori.

Monica

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