..Come i racconti davanti al cammino nelle lunghe sere d'inverno...quando la fantasia é la sola a poter andare ovunque senza patire nè freddo nè pericoli...
   ..." Il ponte"...ce lo manda Cristiana: chissà se l'avrà ascoltato dal nonno...durante una lunga sera d'inverno..



"Il ponte"

di Cristiana(rain)

   L'estate era arrivata. Aveva sciolto i suoi biondi capelli di grano accompagnata dai raggi più caldi del suo sole di giugno.
   Anche la scuola era finita e Niccolò era corso in cantina a prendere la sua canna da pesca e il suo cappellino "da sole".
Era finalmente il tempo delle lunghe giornate passate sul fiume insieme al nonno. Solo loro due e il frusciare del vento tra gli alberi, lo scorrere di quel torrente , il cielo azzurro tra le foglie.
   Come avrebbero fatto ogni mattina fino al ritorno delle nuvole, Niccolò e il nonno si levarono di buon ora, prepararono i panini per il pranzo, si armarono di canne da pesca e "cappellini da sole" e si avviarono verso il loro angolo di quiete. Questa volta, però, il nonno decise di cambiare strada: "Sai, Niccolò, ho trovato un posticino dove i pesci abboccano come se avessero aspettato quel momento da sempre. Pesci grandi, carpe, trote, qualche luccio, ogni tanto. Ti va di andarci?"
   "Certo nonno, corriamo!!!"…E due ombre nel mattino si avviarono per un nuovo sentiero verso una nuova avventura.
   Passarono rovi di more, boschi di larici e una grande pozza di acqua piovana, quando Niccolò scorse, in lontananza, un piccolo Ponte di pietra. I suoi grandi occhi castani si spalancarono ma, prima che avesse il tempo di pronunciare una qualsiasi parola, il nonno lo ammonì:    "Ricordati sempre, bambino mio, di non passare mai dall'altra parte del fiume. Tieni sempre il Ponte alla tua destra, guardalo quando lo affianchi, poi tira dritto senza voltarti indietro: in fondo a quel ponte c'è l'Ombra, non devi incontrarla mai!". Niccolò, a bocca aperta, cercava di scorgere cosa fosse l'Ombra al di là del Ponte, ma quello che vedeva era solo un intreccio di rami, niente altro. Certo era che sul Ponte non era passato più nessuno da anni. La pietra di cui era costruito era ormai levigata dalle piogge e dal vento e un'edera fittissima ricopriva ogni centimetro del suo corpo arcuato. Al di là del fiume, sull'altra sponda, era solo bosco. Magari qualche animale selvatico vi ci si sarebbe addentrato, ma non certo un bambino di otto anni e non certo dopo che il nonno, che sempre gli aveva consigliato la cosa giusta da fare, lo aveva ammonito così seriamente. Ma Niccolò, una volta passato il Ponte, non seguì le parole del nonno, ma si voltò ancora una, due, tre volte a guardarlo. Ormai il Ponte e l'Ombra erano dentro di lui.

   Quel giorno e i giorni a seguire, le uscite di Niccolò furono caratterizzate da una strana assenza di parole. Il bambino pescava, mangiava il suo panino seduto a fianco al nonno, sorrideva, ogni tanto.
   Ma la sua mente era rivolta al Ponte.
   Il nonno si era accorto di questa forte attrazione esercitata da quella storia su Niccolò: aveva sbagliato ad essere così misterioso e così severo sul fatto di non attraversare il Ponte? "In fondo" si disse " le mie ammonizioni erano a fin di bene…chiaramente quel Ponte è solo un vecchio Ponte abbandonato dallo scorrere del tempo, ma è pericoloso, potrebbe cedere sotto i passi del bambino, non vorrei mai che rischiasse di cadere nel fiume e di farsi del male solo per una curiosità insoddisfatta. Meglio fargli credere che davvero ci sia qualcosa al di là del fiume che potrebbe fargli paura, almeno ne avrà sempre il timore e non si arrischierà mai ad attraversarlo. Quella sua attenzione rivolta al Ponte passerà e sarà al sicuro da qualsiasi incidente."
   I giorni e le notti passavano. Niccolò dormiva nel suo lettino e sognava di cavalli alati e fate. La pioggia batteva sulle pietre del Ponte. Era trascorsa l'estate. Niccolò aveva ricominciato ad andare a scuola e aveva ripreso la vita di sempre. L'edera sul ponte era cresciuta avviluppandone ogni centimetro. Non c'era più nei suoi pensieri l'immagine di quel Ponte e dell'Ombra che per qualche tempo lo aveva intimorito e aveva attirato a sé tutta quella strana curiosità. Aveva ragione il nonno.
   Le stagioni si alternarono. Niccolò aveva quasi finito anche il quarto anno di scuola elementare. Era appassionato alle materie scientifiche; forse qualche difficoltà con l'italiano. La sua vita era piena di mille interessi e attività. Con gli amici andava spesso, durante i mesi caldi, a fare il bagno nel suo fiume, a pescare o a catturare girini. Aveva una bicicletta rossa fiammante che non abbandonava mai e il suo sogno era di diventare un meccanico, di riparare motorini e biciclette per permettere ai bambini come lui di fare scorribande e di inseguirsi lungo i sentieri ancora poco battuti dalle auto di quella bellissima campagna maremmana.
   Il nonno invecchiava, ma era felice, i suoi capelli bianchi sembravano quelli di un saggio. I suoi occhi erano dolci, come quelli di chi aveva trascorso una vita serena, circondato dall'affetto della famiglia, dei figli e di quel nipotino speciale che l'aveva seguito in tutte le sue avventure e che, da lui, aveva imparato ad amare la natura e a vivere nella semplicità. Poteva, adesso, lasciare quella vita terrena della quale era soddisfatto: tutto quello di più caro che aveva era al sicuro. Niccolò aveva dei genitori molto forti ed intelligenti, e lui, pure, era un bambino sveglio e attento. Poteva chiudere allora i suoi occhi di saggio portarsi dietro l'amore dei suoi cari e continuare il viaggio nell'eternità, senza rimorsi, senza rimpianti.
   Quando Niccolò lo trovò, la sera, nella sua solita poltrona accanto al camino, sorrideva ancora.
   Quella notte Niccolò uscì. Era la prima volta, nella sua vita di bambino che lasciava la sua cameretta quando la luna era ancora alta in cielo. I passi si susseguivano lentamente, lo sguardo era assente.
   Quando i suoi occhi si levarono si trovò di fronte al Ponte. Non pensò, vide solo che l'edera era cresciuta ancora dall'estate precedente.    Si avvicinò lentamente e appoggiò la mano sul muricciolo del Ponte carezzando l'edera già bagnata di rugiada: com'era docile sotto le sue piccole mani! Avanzò. Un passo via l'altro, si trovò al centro del Ponte.    Sotto di lui il fiume scorreva, imperturbabile da secoli e quella notte non era diversa dalla notte precedente. L'anima del fiume lo conosceva.    Aveva imparato a conoscere il nonno e le loro uscite estive gli avevano fatto compagnia per tanto tempo. Avanzò ancora. Si avvicinava all'altra sponda, ma non aveva più quel timore ancestrale di un tempo. Guardò attraverso l'intricato fogliame: solo buio. Qualche lucciola qua e là. Si avvicinò ancora. Gli era sembrato di vedere qualcosa tra le foglie…ma no, era solo una lucciola!
    La luce si fece più vicina: erano in realtà tante piccole lucine che danzavano nel buio. Allungò una mano, una manina minuta la prese. Un sorriso dolce gli diede il benvenuto: rispose con un sorriso.
Allora, come suo nonno, sentì la musica del Ponte.
Da quella notte nessuno lo vide più..


Cristiana

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