Mi divertivo un sacco fare su e giù dalla scala-mobile. Non ero mai salita su di una scala-mobile così veloce. Per non parlare della sua pendenza; dico che il 75 per cento c'era tutto! E l' altezza poi....: una ventina di metri e non esagero affatto! E poi di nuovo giù… E poi rieccomi in un batter d'occhio su, nella hall della metropolitana di Mosca. Non per nulla dicono che sia la più bella del mondo, ed in effetti! ...
E' un vero e proprio labirinto di cunicoli e gallerie a cupola e quadrati, piastrellati o dipinti con veri e propri capolavori; non vi è un solo corridoio uguale all'altro, e non finiscono mai. Statue, fontane, sculture di marmo o bronzo. Navate a gesso con intarsi e giganteschi lampadari in ferro battuto lavorati. Panchine di ogni genere. Mi pareva di dover prendere il primo treno direzione centro della terra. Fantastico! Mio padre, a bocca aperta, era letteralmente rapito dagli scenari sempre diversi che ci si paravano dinnanzi. Per attraversare una strada di questa megalopoli ci impiegavamo dieci minuti: bisognava farlo a tappe. Tra una corsia e l'altra ci sono sempre i marciapiedi, larghi anche questi. I grattacieli in arte moderna si confondevano con quelli in stile ottocentesco e si affacciavano spesso su piazze che sembravano veramente dei campi di calcio per la loro vastità. Entrammo in un gran magazzino. Questo posto è su vari piani e, per collegare un piano all'altro, ci si serve di ponticelli come il ponte di Rialto di Venezia; dalle balaustre sembra proprio di affacciarsi sui canali lagunari. Le fontane non mancavano mai, ne sculture e fregi preziosi.
Ad un certo punto papà si bloccò e capii che stava guardando una ragazza, bellissima e bionda, che saliva e saliva sui gradini di uno di quei ponti di Rialto in miniatura: non finiva mai. La ragazza, dico. Aveva le gambe lunghissime, sarà stata alta un metro e novantacinque. Le moscovite sono veramente alte belle e detto da una donna...
Ma che c'entra tutto questo? Volevo parlarvi di Gurdjeff ma visto che è nativo della Russia... Già, la Grande Madre Russia! (…ed è grande davvero!).
Gurdjeff, a mio parere, non è un "maestro" come gli altri di cui fin'ora ho parlato: sarà perché non è orientale... Mi viene meglio da considerarlo come un rivoluzionario della "psiche umana": non mi sarà facile parlare di lui.
Peccato, comunque, non averlo incontrato, perché fu davvero un uomo eccezionale che esercitò su chi lo conobbe un profondo influsso… ma lui a Mosca c'è stato nel 1915….
Georges Ivanotch Gurdjieff nacque il primo gennaio 1877 ad Alessandropoli, in Russia da genitori greci. Suo padre, uomo appartenente alla tradizione bardita, allevava mandrie e da lui aveva ereditato anche una certa cultura, tramandata in forma orale, che riguardava Omero e i bardinordici, i poeti avestici e vedici.
Georges Ivanotch visse la sua prima infanzia fino ai 14 anni a Kars, fino a quando, insieme alla sua famiglia non ritornò a Alessandropoli.
Amante di neuropatologia e psicologia, la prima fase della ricerca di questo strano personaggio fu volta verso i fenomeni di chiaroveggenza e telepatia.
Trascorse un certo periodo di tempo a Gerusalemme presso un monastero essenico accanto al Monte della Tentazione dicendo, tra l' altro, di essere vissuto ai loro tempi.
Fu, senza dubbio, un grande viaggiatore, preferendo come mete dei suoi interminabili viaggi i posti più sacri, mistici e carichi di mistero ed energia per apprendere le più svariate tecniche di esoterismo e discipline esoteriche in genere. Molti non lo ritengono un vero e proprio maestro spirituale risvegliato anche se molti altri gli sentirono dire dalla sua stessa bocca di essere un Avatar.
Era piuttosto un taumaturgo. Amava fare esperimenti con la gente volendo trasmettere loro le sue eccezionali idee, tecniche e poteri occulti e teosofici appresi durante il suo lungo peregrinare per il mondo ed, essendo nato in Russia, ebbe pure molti consensi perché tali tematiche, all' epoca, erano del tutto nuove. Cercò di trasmettere all'essere umano un nuovo modo di pensare e un rinnovato modo di comprendere il fine cosmico.
Gurdijeff nominava molto raramente Dio. Va considerato meglio come è uno scrutatore profondo del mistero psiche. Chiedeva spesso a chi lo ascoltava, se sapeva realmente chi fosse e, ove questi fosse riuscito ad analizzarsi con totale sincerità, poteva condurlo ad intuire la realtà di "essere". Eminente conoscitore di infiniti testi "liberali" relativi anche a filosofi come Socrate, questo grande uomo visse in un epoca e in un posto, la Russia appunto, in cui le leggi impedivano a chiunque di andare alla ricerca di qualsiasi cosa andasse al di fuori dello stato e dei suoi interessi.
Forse per questo fu un instancabile viaggiatore, un "predatore" (termine moderno) della storia, della tradizione, dei misteri, dei luoghi più sacri di ogni paese. Si dice che non si rimettesse in viaggio non prima "che tutto non gli venisse rivelato".
In seguito allo scoppio della rivoluzione bolscevica, si vide costretto a trasferirsi prima a Tiflis e poi a Costantinopoli, dove fondò un primo "Istituto". Ma solo in Francia, in un maniero nei pressi di Fontainebleu, riuscì a realizzare veramente il suo progetto. Era il 1922.
Secondo Gurdijeff ci sono tre vie per giungere all'autorealizzazione e cioè: la via del fachiro, la via del monaco e la via dello yogi.
Descrivendole con semplicità, la prima via è quella della lotta con il corpo fisico, un percorso lungo, insicuro ed estenuante. E' la via classica della maggioranza dei "mistici" costellata di esercizi fisici incredibilmente penosi. Coloro che intraprendono la via del monaco, invece, hanno un maestro spirituale che impartisce loro doveri e compiti a cui obbedire con sottomissione assoluta. La via dello yogi è la più perfetta. L'uomo che abbraccia questa via deve, all'inizio, imitare il suo maestro come "fachiro" e credere in lui come "monaco" divenendo gradualmente, poi, il maestro di se stesso.
Ho descritto le tre vie in modo più che succinto perché tutte, quella del fachiro come quella del monaco e dello yogi, hanno un punto comune che, secondo Gurdijeff è quello veramente "spirituale"; devono tutte, cioé cominciare da ciò che vi è di più difficile: da un cambiamento di vita totale, da una rinuncia a tutto ciò che è di questo mondo.
Un uomo che ha una casa, una famiglia, deve abbandonarle, deve rinunciare a tutti i piaceri, attaccamenti e doveri della vita, e partire per il deserto, entrare in un monastero o in una scuola di yogi. Fin dal primo giorno, dai primi passi sulla via egli deve morire al mondo; soltanto così egli può sperare di raggiungere qualcosa su una di queste vie. In una vita ordinaria, per quanto colma i interessi filosofici, scientifici, religiosi o sociali, non vi è nulla e non può esservi nulla che offra le possibilità contenute nelle vie. Infatti, esse conducono o potrebbero condurre l'uomo all'immortalità. La vita mondana, anche la più riuscita, conduce alla morte e non potrebbe condurre a nient'altro.
Parlò anche di una quarta via, più diretta delle altre, che condurrebbe più velocemente alla realizzazione della verità lavorando simultaneamente sul pensiero e sulle emozioni, sul corpo fisico e sul pensiero.
Si dice di lui o meglio lui stesso disse, di aver trascorso la sua giovinezza in Persia; che aveva appreso la numerologia delle dottrine zoroastrane che insegnava, al tempo stesso dell'antica Babilonia e che dopo il crollo dell'impero persiano essa fu perduta per il mondo ma venne conservata da società segrete; così come la sua cosmologia e teologia (tratte, queste ultime, da fonti Sarman che a loro volta avevano origine caldee e zoroastrane).
Si dice anche che fosse in grado d'insegnare a regolare a volontà la circolazione del sangue o il funzionamento della ghiandole; che parlasse delle vite a venire di ognuno di noi dicendo, tra l'altro, che un giorno potremo scegliere la forma della nostra vita e le nostre future residenze.
La sua smania di conoscenza gli fece organizzare una spedizione che aveva come scopo un indagine sulle più remote tradizioni religiose orientali e, così facendo, raccolse una massa enorme di dati, nozioni, idee, note che a tutt'oggi coprono quasi tutti i rami della conoscenza metafisica, scientifica umana e molto di più.
Grande stratega organizzativo e grande esperto di tattiche belliche, viene invitato da innumerevoli luminari dell' epoca che terranno molto in considerazione le sue scoperte.
Morì il 29 ottobre 1949 all' ospedale Americano di Neuilly lasciando dietro di sé numerosi scritti.
Monica
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