Il Corano

2-Il Corano come libro rivelato.

Pagina del corano.
( Torino, Biblioteca Nazionale)

    Per i Musulmani il corano è libro perfetto, rivelato per eccellenza, sulla base di molti passi espliciti: " Leggi dunque, quello che ti è stato rivelato dal Libro del Tuo Signore, le cui parole nessuno può mutare"(18.27); "E questo (il Corano) ancora è rivelazione del Signore del Creato, e lo portò lo Spirito fedele nel tuo cuore, perché fossi monito agli uomini in lingua araba chiara" (26:192-195; ma v. anche 42:51-52; 2:185; 44:2-3; 97:1; 28:42-53).
      Se ci atteniamo alle stesse evidenze dello scritto coranico, è possibile ricevere numerose informazioni sul carattere della rivelazione ricevuta. Vi è un archetipo celeste, detto Umm al-Kitab, "Madre del Libro" che costituisce il principale oggetto di rivelazione: "Noi ne facemmo un Corano arabo a che per avventura intendiate, ed esso sta scritto presso di noi nella Madre del Libro (Umm al-Kitab}, ed è alto e savio" (45-2-3)

      Di questo Corano archetipo, Allah ha rivelato al Profeta non l'intero contenuto ma in una sola volta, ma isolate sezioni in successivi momenti (17:106; 76:23;25:32). E' evidente che la composizione in successive fasi del Corano è dipesa soprattutto dalle varie occasioni che sollecitavano in Maometto le condizioni più adatte alla rivelazione.
      Delle rivelazioni è affermata una distinzione. Vi sono versetti "solidi" o non soggetti ad interpretazioni, e versetti ambigui, perché allegorici (3:7).
      Si giunge così ad una dottrina dell' abrogazione di alcuni versetti "solidi" o non soggetti ad interpretazioni, e versetti ambigui, perché allegorici delle corrispondenti rivelazioni in virtù di versetti e rivelazioni successa! "Iddio cancella quel che vuole e quel che vuole conferma: a lui d'accanto è la Madre del Libro" (13:59). L'insegnamento coranico sull'abrogazione dà origine ad una dottrina detta "l'abrogante e l'abrogato", sviluppatasi intorno al Mille, che afferma il potere divino di arbitraria rivelazione e di successiva abrogazione di ciò che è stato rivelato.
      Si è già osservato che il Profeta, nel ricevere le rivelazioni, era preso da una tipica crisi estatica, con tremiti e brividi, da cui si difendeva avvolgendosi in un mantello (74:1). L'essenza delle rivelazioni è di carattere teofanico, consistente in precise e non comunicabili visioni (53:1-11; 81:22-25). Il Profeta ode la voce di Allah che gli ordina di parlare e di trasmettere ciò che gli è stato rivelato, con la tipica formula" "qul!", "dì, parla!"; ma la voce non gli giunge direttamente, sibbene attraverso l'intermediazione di uno Spirito, di un Angelo o di un Messaggero (26:192-195; 16:102).
      Sul fondamento di altri passi coranici si ritiene che questo Spirito" (ruh) sia l'angelo Gabriele. In ogni caso la natura dell'intermediazione non è chiara o almeno non è indicata secondo riferimenti costanti.
      Resta importante l'indicazione che riferisce le rivelazioni ad una "Notte Santa", che è la Notte del Destino, "più bella di mille mesi", nella quale "scendono gli angeli con il permesso di Dio, a fissare ogni cosa", "notte di pace fino allo spuntare dell'aurora" (97), "notte benedetta" (44:5), cadente nel mese di Ramadan. Sono temi coranici che si, riferiscono ad un'unica rivelazione in contrasto con quella già ricordata, della rivelazione per frammenti. Secondo gli interpreti la rivelazione della Notte Santa riguarda il principale momento della teofania, quando al Profeta fu imposto di predicare agli uomini. Secondo altri nella Notte Santa il Corano archetipo o Madre della Scrittura fu trasferito dal ciclo superiore al cielo inferiore e messo a disposizione di Gabriele che ne rivelò, in successivi momenti, le parti al Profeta. Resta importante l'indicazione che riferisce le rivelazioni ad unai "Notte Santa", che è la Notte del Destino, "più bella di mille mesi", nella quale "scendono gli angeli con il permesso di Dio, a fissare ogni cosa", "notte di pace fino allo spuntare dell'aurora" (97), "notte benedetta" (44:5), cadente nel mese di Ramadan. Sono temi coranici che si riferiscono ad un'unica rivelazione in contrasto con quella già ricordata, della rivelazione per frammenti. Secondo gli interpreti la rivelazione della Notte Santa riguarda il principale momento della teofania, quando al Profeta fu imposto di predicare agli uomini. Secondo altri nella Notte Santa il Corano archetipo o Madre della Scrittura fu trasferito dal ciclo superiore al cielo inferiore e messo a disposizione di Gabriele che ne rivelò, in successivi momenti, le parti al Profeta.

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