Pagina del corano. ( Torino, Biblioteca Nazionale) |
Qu'ran, "recitazione ad alta voce" (da qeryana "leggere"), e meno sicuramente "collezione (delle parole sacre)" da 'qara'a, "legare insieme",
è il termine arabo dal quale deriva "Corano", libro sacro per eccellenza di tutte le popolazioni musulmane, che ha come suo carattere essenziale l'essere stato
"rivelato" e trasmesso da Dio agli uomini attraverso il Profeta. Perciò stesso, nella credenza islamica ha un'origine divina, simile, per esempio, ai primi
cinque libri della Bibbia secondo Ebrei. Lo si indica anche come al-kitab, la "scrittura" o "il libro" per eccellenza.
Il Corano è suddiviso in 114 capitoli, dette sure, termine di origine incerta, che viene assunto nel senso di "rivelazione". Le sure, a 1oro volta,
sono divise in circa 6200 sezioni o versetti, detti ayat (sing. aya con il significato di "segno", "miracolo". La divisione in sure risale probabilmente al VII secolo dell'Egira. |
Le sure iniziano con quella che fra tutte è la più importante, la "Sura Aprente", fatìha, che ha suoi aspetti particolari: non è assoggettata criterio di collocazione di tutte
le altre sure, fondato sulla lunghe: (dalla più lunga alla più breve), essendo una sura breve di 7 versi, e perciò, dovrebbe apparire all'ultimo; è in forma di preghiera,
mentre altre sure sono in forma di sermone o lettura; porta a chiusura il termine amin, assente nelle altre. Le altre sure, fondate sul criterio di lunghezza cominciano dalla
più lunga (di 286 versi) fino alle più brevi con pochi versi. Ogni sura ha un suo primo titolo, assunto da qualche termine testo o scelto per criterio puramente esteriore.
Nelle comuni edizioni Corano, ogni sura porta il suo titolo e la sua origine (se, cioè, è periodo meccano o di quello medinese). Le sure cominciano tutte coi formula rituale:
"Nel nome di Dio, clemente, misericordioso", formula detta basmala o tasmiya. In 29 sure, la basmala è seguita da alcune lettere isolate, apparentemente senza significato,
e sono sure che appartengono tutte al tardo periodo meccano, ne i vari tentativi per spiegarle hanno avuto esiti soddisfacenti. Secondo un'interpretazione ortodossa fra le molte
altre, si tratta unicamente di un "mistero" che Allah ha voluto celare all'intelligenza umana, mentre, nell'interpretazione occidentale, si ritiene che probabilmente si tratta
di abbreviazioni di nomi di originari possessori di singoli frammenti del testo coranico.
La lingua coranica é, per espressa dichiarazione del testo, la "manifesta lingua araba", la "lingua araba chiara" (26:195), termine che è stato variamente interpretato.
Secondo la tradizione islamica, si tratta del dialetto dei Coreisciti della Mecca, parlato da Maometto, mentre altri ritengono che la lingua usata dal profeta nella proclamazione
delle sure , era modellata sulla lingua classica della poesia preislamica. Lo stile, poi, varia notevolmente in rapporto alle parti e alla loro epoca di composizione, pur avendo
l'impronta di un'unica paternità. Accanto a brani di alto lirismo o di ardente sentimento religioso, appaiono ripetizioni prolisse, passi prosastici, ripetizioni, nelle quali
il vigore immaginativo del Profeta sembra essersi esaurito. |