Nella sala rotonda la Grande Madre, nella sua veste bianca e leggera, ritta al centro parlava. La sua voce calda e vibrante come un Canto modulava il silenzio. Lieve lambiva il cuore dei giovani attenti, incantati, seduti lungo i raggi d'oro ricamati sul candido marmo del pavimento che dal centro puntavano diritti verso i sette altrove della Terra.
Sette colonne cristallo, fiorite d'argentee foglie di melo chiudevano in un cerchio l'orizzonte, ciascuna irradiando l'oro del proprio raggio a sostegno dei sette altrove del Cielo e, da ciascuna, i Serpenti Reali proteggevano Cuori e Canto.
Fra le colonne, i fuochi sacri danzavano docili ad ogni soffio di vento.
Il Canto della Madre regnava su tutto.
Poi il suono dolce dei flauti annunciò il ritorno dei Principi. Dal fondo, dalla grande vasca della purificazione tornavano.
Avanzavano lentamente, stanchi, laceri alcuni; corazze doloranti e sangue. Il Principe dorato li guidava, incedendo negli occhi rapiti dei giovani; sicuro verso altri occhi, verso il Centro, verso Lei.
I volti di tutti, per un attimo ne carezzavano la Presenza poi lo seguivano quasi sospingendolo.
Giunse.
Uno di fronte all'altra si scambiarono la gioia; in silenzio, per attimi infiniti, poi:
"Questo" spiegò la Madre all'Assemblea "è il Principe dorato".
Dappertutto si alzò un vociare eccitato. Con un gesto chiese il silenzio.
"Da ciascuno di voi" proseguì "mi aspetto che diventiate gloriosi e forti come lui". Poi rivolto al Principe con dolcezza chiese:
"Ti prego, dì loro chi sei".
"Io sono il tuo braccio grande Madre, sono il tuo Canto che diviene Compimento".
"Ora dì loro" proseguì Lei "chi sono io"
"Tu sei l'Idea del Padre Supremo che diviene Canto".
"Di nuovo ti prego" disse "mostra loro le tue armi".
Il Principe sorrise e rispose dolcemente:
"Non possiedo altre armi che me stesso" e lentamente iniziò a spogliarsi della sua Armatura di Gloria; pezzo dopo pezzo, nudo fino alla nudità senza pudore né vergogna: nudo fino alla Bellezza.
La Madre, allora, dette ordine che i fuochi venissero rimossi dai varchi tra le colonne e diede ordine ai giovani di radunarsi tutti al centro della sala.
Il Principe dorato lasciò con i suoi occhi gli occhi di Lei e voltò a tutti le spalle: ora doveva restare solo.
Lungo un raggio si mosse, seguendo con lo sguardo di Compassione la lunga striscia d'oro e poi oltre, lontano oltre le colonne, verso i sette altrove della terra; e poi su, oltre le colonne cristallo, oltre gli occhi dei Serpenti Reali, verso i sette altrove del Cielo: ora doveva essere solo.
Ghigni sinistri ruppero all'improvviso il silenzio: iene.
Lontano e rapidi si avvicinavano minacciosi.
Il silenzio adesso era vivo, era attesa, era terrore.
Il Principe si fermò: era solo.
L'ululato divenne minaccia. Poi il silenzio.
Da un varco tra due colonne si affacciò la prima iena.
Guardinga dapprima, a testa bassa; sgraziata, annusando e ringhiando; dondolando la testa, avanzando e indietreggiando: fiutava l'aria. Poi un'altra e un altra ancora. Le bestie si unirono in un unico lento corteo.
Lo fissavano negli occhi, ed egli ne sosteneva gli sguardi bramosi aspettando. Ora aveva paura: le iene non avrebbero avuto misericordia!
Ma non era solo. Nel suo Cuore viveva luminosa l'Idea del Padre che diveniva Canto…. E la Madre cantava, cantava.
Quelle mostravano i denti, lui mostrava soltanto se stesso: Denti contro Cuore.
Trotterellando sbilenca la prima iena attaccò. Il Principe cadde.
Ma non tentò di rialzarsi, rimase lì ad aspettare che anche le altre affondassero le zanne aguzze nelle sue carni. Serravano forti le fauci, poi tiravano dimenando la testa e brandelli di carne lasciavano quel corpo immobile, scosso soltanto dai morsi e dai singhiozzi. Gli occhi del Principe si offuscarono di doloroso velo, quelli delle iene di rabbioso sangue.
I giovani piangevano, stretti gli uni agli altri: non comprendevano perché il Principe dorato non si difendesse, perché non cacciasse le iene, perché non le uccidesse.
"Grande Madre: che senso può avere il tuo Canto?" piangevano i più grandi stingendosi i piccoli al petto…. E la voce della Madre modulava quel pianto…
Poi, lentamente, dopo aver assaporato le carni vive, le iene si acquietarono. Si sdraiarono tranquille attorno al corpo sofferente del Principe mentre i ringhi si trasformavano in guaiti e poi in lunghi e profondi lamenti. Sembravano cani adesso, cani fedeli accanto al padrone ferito.
Cominciarono a leccare le profonde ferite, a lavarne via il sangue.
Dalle labbra del Principe, allora, vennero parole di perdono e di coraggio finché le iene divennero bianche colombe che, leggere, iniziarono a volteggiare sopra di lui.
Il Principe dorato allora lentamente si alzò. Era stanco ma delle ferite nelle sue carni non c'era più traccia. Alzò le braccia e, come su grandi rami, le colombe vi si posarono. Prese la prima, le parlò e dopo averla stretta al petto, la baciò. E quella divenne un bimbo.
Poi un'altra e un'altra e un'altra ancora.
I giovani iniziarono a gridare, a piangere di gioia, acclamando e battendo forte le mani:
"Il Principe dorato ha vinto le iene!… Il Principe dorato ha vinto le iene!" gridavano.
Venne portata al Principe la sua Armatura di Gloria perché potesse vestirla di nuovo e i fuochi sacri vennero rimessi al loro posto.
La Grande Madre allora si rivolse ai giovani e disse loro:
"Quello che vi è stato mostrato è la vostra nascita: siatene fieri".
Poi si avvicinò al Principe e gli prese le mani tra le sue.
…L'Armatura di Gloria si trasformò in una veste bianca e leggera, e il Canto riprese…
….Nella sala rotonda la Grande Madre, nella sua veste bianca e leggera, ritta al centro parlava….
Tamara/Italo
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