La meditazione del Buddha.

     Buddha esortava i suoi discepoli a prendere come oggetto di meditazione il proprio corpo e la propria mente. Un oggetto frequentemente utilizzato, per esempio, è la sensazione associata all'inspirazione e all'espirazione nel corso del naturale processo respiratorio. Sedersi in silenzio prestando attenzione al respiro porta, col tempo, allo sviluppo di chiarezza e calma. In questo stato mentale è possibile discernere più chiaramente tensioni, aspettative e umori

abituali, e scioglierli con l'esercizio di un'investigazione delicata e al tempo stesso penetrante. Il Buddha ha insegnato che è possibile sostenere la meditazione nel corso dell'attività quotidiana, e non solo quando si siede immobili in un certo luogo. Si può portare l'attenzione sul movimento del corpo, sulle sensazioni fisiche o sul flusso di pensieri e sentimenti che si avvicendano nella mente. Questa attenzione dinamica si definisce "presenza mentale", o consapevolezza. Il Buddha spiegò che la presenza mentale si esprime in un'attenzione serena ed equanime.     Benché centrata sul corpo e sulla mente, è un'attenzione spassionata, non vincolata ad alcuna specifica esperienza fisica o mentale. Questo distacco è un precursore di ciò che il Buddha chiamò nibbana (o nirvana) - una condizione di pace e felicità indipendente dalle circostanze.